Ultimo aggiornamento: 23/06/2026, 11:55
CHI SIAMO!
Venite a scoprire Sarsina: un viaggio nel tempo dalle origini romane al fascino del Medioevo.
Benvenuti a Sarsina: Storia, Natura e Cultura nel Cuore della Romagna
Situata nella suggestiva valle del fiume Savio, nell’Appennino tosco-romagnolo, Sarsina (Sèrsna in romagnolo) è un affascinante comune di 3.292 abitanti in provincia di Forlì-Cesena. Distante 32 km da Cesena e 50 km da Forlì, la nostra città è un perfetto connubio di millenaria ricchezza storica e bellezze naturali.
La nostra storia in sintesi:
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Le Origini e il Periodo Romano: Fondata dagli Umbri nel IV secolo a.C., fu conquistata dai Romani nel 266 a.C. È celebre in tutto il mondo per aver dato i natali al grandissimo commediografo Plauto. Divenuta importante municipio romano ricco di commerci e corporazioni, i resti della sua straordinaria necropoli sono oggi custoditi nel Museo Archeologico Nazionale.
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Crisi e Rinascita Cristiana: Dopo il declino causato dalle incursioni barbariche nel III secolo d.C., la città trovò una nuova guida in San Vicinio, primo vescovo e oggi Santo Patrono della comunità.
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Dal Medioevo al Rinascimento: Passata sotto l’Esarcato di Ravenna e dominata nel tempo da potenti famiglie come gli Ordelaffi, i Malatesta e i Veneziani, Sarsina eresse nel X secolo la sua splendida Cattedrale romanica, simbolo cittadino rimasto intatto attraverso i secoli e le crisi demografiche.
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L’Età Moderna e Contemporanea: Parte dello Stato Pontificio fino al 1859, la città partecipò attivamente ai moti risorgimentali verso l’Unità d’Italia. Dopo aver superato i tragici eventi della seconda guerra mondiale (la rappresaglia nazista del 1944), nel 1965 il comune ha ridefinito i suoi confini integrando il territorio di Sorbano.
COSA VISITARE
Basilica di San Vicinio
La Cattedrale di Sarsina è un polo di fondamentale importanza storico-culturale, artistica e spirituale per l’intera Romagna, celebre per tre motivi principali:
- Valore storico-architettonico: Rappresenta uno dei più importanti esempi di stile romanico nella regione. L’austera solennità degli interni, ripristinata con i restauri degli anni Sessanta, è arricchita da elementi di straordinario pregio come l’ambone del XII secolo, un bassorilievo del X secolo e un fonte battesimale ricavato da una vasca tardo-romana.
- Il culto di San Vicinio: La storia del luogo è legata al suo primo vescovo (III-IV secolo). La figura di Vicinio, tra storia e devozione popolare, è famosa per la sua fama taumaturgica di guaritore e protettore.
- La Catena di San Vicinio: Il cuore del culto millenario è la celebre “catena”, un collare di ferro utilizzato dal Santo come cilicio di penitenza. Ancora oggi, un flusso continuo di pellegrini si reca in basilica per ricevere il rito della benedizione e dell’imposizione della catena al collo.
Museo Diocesano d’Arte Sacra
Un importante spazio espositivo cittadino che custodisce e valorizza la ricca eredità storico-artistica e le testimonianze della fede della comunità e della diocesi sarsinate attraverso i secoli.
Piazza Tito Maccio Plauto
È la piazza principale di Sarsina, intitolata al celebre commediografo cittadino. Sorge esattamente dove in epoca romana si trovava il foro: i resti dell’antica pavimentazione in marmo di Verona sono ancora visibili dietro gli edifici sul lato settentrionale. Oggi la piazza è pavimentata in pietra alberese e ospita due statue di bronzo dedicate a Plauto, che raffigurano la Commedia dell’Arte (Arlecchino, Pulcinella, Colombina) e il soldato Pirgopolinìce, celebre personaggio del Miles gloriosus. Una galleria sul lato nord conduce ad altri resti di edifici del I secolo a.C., mentre nel cortile del vicino Vescovado sono conservati reperti romani, sarcofagi e resti dell’antico acquedotto.
Via Cesio Sabino
Questa caratteristica via del centro storico è intitolata a un importante magistrato locale del I secolo che ornò l’antica città con marmi e monumenti. Oggi la strada ospita osterie e botteghe tradizionali che conservano ancora le storiche insegne dipinte a tempera sui muri. Collega Piazza Plauto con la strada statale e ospita il Museo Archeologico Nazionale.
Museo Archeologico Nazionale
È un’istituzione culturale di primaria importanza per l’Italia settentrionale, la cui rilevanza si fonda su tre fattori chiave:
- Ricchezza dei reperti: Espone una straordinaria varietà di materiali di età romana scoperti localmente. Spiccano i maestosi monumenti funebri di Pian di Bezzo (come la tomba di Rufus) e splendidi reperti urbani, tra cui il grande mosaico del Trionfo di Dioniso e la ricostruzione del triclinio della domus di via Finamore.
- I culti orientali: Il museo detiene un vero primato grazie a un nucleo di statue dedicate a divinità egizie e frigie (tra cui la statua di Attis), che testimoniano la presenza a Sarsina del più importante santuario dell’Italia settentrionale dedicato ai culti orientali.
- Rifondazione e rigore scientifico: Fondato nel 1890 da Antonio Santarelli e passato allo Stato nel 1957, il museo è stato ristrutturato negli anni Ottanta, permettendo la straordinaria ricomposizione integrale dei monumenti funerari originari.
Chiesa del Suffragio
La Chiesa del “Suffragio”, luogo di culto particolarmente caro ai cittadini sarsinati, venne edificata originariamente nel ‘500 con il titolo di San Gregorio; di quel periodo antico resta la pala d’altare del bolognese Cignani, oggi custodita nel presbiterio della Cattedrale.
Nel 1927 l’edificio originale è stato abbattuto e ricostruito ex novo a spese dello Stato, assumendo la funzione di tempio votivo in memoria dei caduti di tutte le guerre. Tra le particolarità della chiesa spiccano:
- Le campane storiche: Realizzate nel 1927 dalla pregiata ditta Brighenti di Bologna, le tre campane sono di ottima fattura e fuse interamente utilizzando il bronzo dei cannoni della Prima Guerra Mondiale.
- I legami con l’archeologia: L’ambone e l’acquasantiera sono sostenuti da due autentiche colonne romane, donate dal vicino Museo Archeologico.
- I restauri recenti: Nel 1988 l’intera struttura, ormai deteriorata dal tempo, ha subito radicali lavori di restauro che l’hanno riportata all’originale splendore. Nel 1992, infine, la famiglia Moretti ha arricchito l’interno donando l’elegante pavimento a scacchi bianchi e neri.
Marmitte dei Giganti
Il Parco Comunale delle Marmitte dei Giganti si estende per circa 30 ettari ed è una splendida oasi naturalistica caratterizzata da tre elementi:
- Patrimonio geomorfologico: Lungo i rii Crocetta e Montalto si trovano le “Marmitte”, profonde cavità ellittiche scavate nei millenni dall’erosione dell’acqua e dei detriti fluviali, avvolte da un grande fascino legato al folklore popolare.
- Storia e archeologia rurale: L’area conserva tracce dell’antico percorso di fondovalle del fiume Savio, muretti di contenimento, i ruderi di una casa colonica e i quattro imponenti piloni in pietra dell’antico ponte sul Rio Crocetta, oggi splendidamente restaurati.
- Accessibilità green: Perfettamente collegato al centro storico, il parco unisce tutela ambientale e turismo sostenibile grazie ad aree di sosta, percorsi ciclo-pedonali, un nuovo ponte sul fiume e parcheggi adatti anche ai bus turistici.
Il Borgo di Calbano
Arroccato in cima a un colle a solo 1 km dal centro, domina Sarsina dall’alto. Antico luogo di difesa per Umbri e Romani, nel Medioevo il castrum passò sotto la giurisdizione della Chiesa di Sarsina. Oggi questo incantevole borgo medievale accoglie gli escursionisti con un panorama mozzafiato sulla vallata. Ai piedi del colle sorge l’Arena Plautina, una moderna struttura all’aperto che ogni estate ospita le celebri rappresentazioni teatrali del Festival Plautino.
Il Lago di Quarto
- Unicità ecologica: Nato da una frana nel 1812 che sbarrò il fiume Savio, il lago si è parzialmente interrato nel tempo, trasformandosi in un ricco mosaico di canneti e foreste allagate. È oggi una delle aree umide interne più grandi e importanti della regione per la biodiversità.
- Sostenibilità ed energia pulita: La diga costruita nel 1925 alimenta una centrale idroelettrica che produce energia pulita per circa 4.400 abitazioni.
- Il Bioparco: Grazie al progetto “Dal lago al Bioparco”, l’area offre oggi un anello pedonale con 10 tappe didattiche, vie navigabili per canoe, percorsi ciclabili e postazioni per birdwatching e pesca sportiva, regolamentati per proteggere la fauna selvatica.
Pieve di Monteriolo
Intitolata a San Cassiano, questa pieve viene menzionata già in un documento del 950. Al suo interno, l’abside custodisce preziosi affreschi quattrocenteschi – restaurati nel 2010 – in cui si possono riconoscere San Cassiano, San Vicinio, la Madonna con Bambino, Santa Caterina d’Alessandria e Sant’Ippolito.
Il Borgo di Ranchio
Arroccato su un massiccio di pietra arenaria a 333 metri d’altezza, Ranchio domina la valle del Borello. Abitata fin dall’età del bronzo, la località si sviluppa attorno alla Pieve di San Bartolomeo, posta al centro del borgo in uno stile che unisce Rinascimento e Barocco (al cui interno si trova una pala d’altare di Michele Valbonesi). Del vicino monastero benedettino-camaldolese, l’Abbazia di Sant’Ambrogio, rimangono oggi poche tracce archeologiche, ma la sua importanza è legata a un prezioso messale liturgico medievale qui redatto e oggi custodito a Baltimora.
Il Castello di Casalecchio
Conosciuto anche come il “palazzo delle cento finestre”, il castrum Casalecli è l’unico castello superstite nella Valle del Savio. Nato in età medievale come presidio militare, nel 1420 passò ai conti Bernardini di Rimini che lo trasformarono in un’elegante residenza nobiliare, prima di diventare una grande casa colonica nell’Ottocento. La struttura conserva intatto il suo fascino: l’androne colpisce per la volta a botte affrescata, mentre il cortile interno conduce alla cappella di San Nicola, dove riposa il conte Achille Bernardini. All’interno spiccano il grande salone del ‘500 con un camino in pietra scolpito con lo stemma di famiglia, la grande cucina d’epoca e le ampie cantine storiche con le antiche mangiatoie per gli animali.
TRADIZIONI E FOLCLORE
Il Patrono San Vicinio
La figura di San Vicinio e la sua festa patronale uniscono fede, storia e identità locale attraverso elementi unici:
- Fede e scienza: La leggenda del primo vescovo di Sarsina trova un riscontro tangibile nella celebre “catena” di ferro. Una ricerca dell’Università di Bologna ne ha confermato l’antichità (risalente al III-IV secolo o antecedente), legittimando scientificamente il valore storico della reliquia.
- Una devozione millenaria: Il collare di ferro non è un semplice reperto, ma il fulcro di una fede viva. Utilizzato quotidianamente dai sacerdoti per benedizioni e preghiere di liberazione dal male, attira un flusso costante di pellegrini nella Basilica.
- La Festa del 28 agosto: È il momento di massima coesione della comunità. Le celebrazioni fondono la solennità religiosa (messe, processioni e il cammino devozionale verso il Monte di San Vicinio) con il folclore romagnolo. La settimana di eventi in Piazza Plauto, tra stand gastronomici, musica, spettacoli e fuochi d’artificio, anima l’intera Valle del Savio.
La Sagra Della Pagnotta
Nelle due domeniche precedenti la Pasqua, il centro storico ospita da quasi quarant’anni la Sagra della Pagnotta, una delle feste primaverili più amate della Romagna. L’evento celebra la Pagnotta Pasquale, un dolce della tradizione tipico della Valle del Savio e, in modo del tutto particolare, di Sarsina. Oltre agli stand con prodotti gastronomici e artigianato locale, la sagra ospita due divertenti competizioni: la “Gara magna pagnotta” (in cui si deve indovinare il peso di una maxi pagnotta) e la “Gara della pagnotta casalinga” decretata dal pubblico. L’atmosfera è arricchita da animazione per bambini e dalle note della banda cittadina.
Il Plautus Festival
Il Plautus Festival è una realtà di primissimo piano nel panorama teatrale italiano, la cui rilevanza si fonda su tre aspetti:
- Un debito storico colmato: Nato nel 1956 come “Celebrazioni plautine”, il festival tributa finalmente a Tito Maccio Plauto, padre della commedia occidentale, il doveroso omaggio nella sua città natale, portando in scena le sue opere direttamente nei luoghi in cui il drammaturgo nacque.
- Crescita e prestigio internazionale: Nato con produzioni universitarie, dal 1965 il festival ha coinvolto le più grandi Compagnie teatrali nazionali. Ufficializzato nel 1997 come “Plautus Festival”, oggi è un appuntamento estivo di rilievo internazionale che attira grandi registi e attori contemporanei.
- Tra tradizione e innovazione: Con oltre 60 edizioni e 400 spettacoli, la rassegna valorizza il Dramma Antico ma dialoga anche con la drammaturgia moderna, aprendosi a contaminazioni con musica, danza e circo, a dimostrazione della perenne attualità dello spirito plautino.
La Festa Romana
Ogni anno, il secondo sabato di luglio, Sarsina torna agli antichi fasti dell’epoca romana. Per un’intera giornata l’antica civitas indossa i panni del suo glorioso passato: Piazza Plauto ritorna a essere il Foro e il centro storico si popola di personaggi in costume tra colonne, capitelli, statue, bracieri e stendardi. Lungo le strade è possibile gustare la tipica cucina di 2000 anni fa preparata dai ristoranti locali, ascoltare le premonizioni dei “maghi”, scoprire i profumi e le spezie di un antico mercato e banchettare tra musiche e danze d’altri tempi. Per l’occasione, il Museo Archeologico Nazionale prolunga l’orario di apertura fino a tarda sera.
Le varie feste nelle frazioni di Sarsina
Le sagre delle frazioni esprimono l’anima più autentica e accogliente del nostro territorio appenninico:
- Identità e radici: Borghi storici come Calbano, Quarto o Turrito celebrano la vita contadina e le ricorrenze religiose, mantenendo viva la memoria storica delle piccole comunità.
- I sapori dell’autunno: Molti eventi si concentrano nei mesi autunnali per esaltare i prodotti del bosco e la filiera corta. Esempi storici sono la Sagra della Castagna a Ranchio (con oltre 30 edizioni) e la Sagra del Marrone Dolce a Pieve di Rivoschio, dove regnano le caldarroste e la pasta al mattarello.
- Turismo sostenibile e coesione: Gestite con passione dai volontari e dalle Pro Loco locali, queste feste uniscono le generazioni e contrastano l’isolamento delle aree collinari. Tra mercatini, musica liscio e bellezze paesaggistiche, rappresentano una risorsa fondamentale per il turismo lento e di prossimità nella Valle del Savio.